Amare

L'uomo è davvero un gran mistero. Scoprirlo ogni giorno a volte è una disgrazia, altre una grazia immensa.

In questi ultimi tempi non ho avuto modo di scrivere molte cose che ho visto. Mancanza di tempo, a volte seri impedimenti a "dire" cose che non sempre possono essere dette (non fatemi la tiritera che tutto va detto, il blog aperto ce l'ho, la mail list riceve regolarmente quindi sono uno che vuole dire... ma tutto sempre non si può). Oggi però, fregandomene dell'esame di domani, delle mille cose che ho indietro voglio raccontarvi una storia. C'era una volta un bambino di circa due anni, malato d’AIDS e abbandonato. Questo bambino arriva ad un nostro centro di salute dove NN, volontaria nel nostro centro di salute lo accoglie. Pesa più o meno nulla, non riesce neanche ad alzare la testa. “non arriverà a domani”, lo dicono in molti. Lui però non è d’accordo con queste frettolose diagnosi, d’altronde chi le fa non ha lottato con la vita dal primo secondo della sua esistenza, nascendo già malato e di una malattia terribile, l’AIDS e senza nessuna colpa propria.

Lui vuole vivere, desidera vivere, ama vivere e decide di vivere.

Non riesce a mangiare quasi nulla, quello che mangia va subito via sotto forma di diarrea. Non si arrende. La dottoressa e suo marito lo portano a casa. Non ha nessuno e cercano di seguirlo a tempo pieno. La dottoressa ha il pelo sullo stomaco, il marito idem, sanno che le speranze sono quasi inesistenti, ma rispondo al desiderio di vivere di lui, con il loro folle desiderio di amare. Incontro lui qualche mese dopo, facciamo “amicizia” grazie ad un simpatico gioco a cui mi costringe: lui ha una paperella in mano, la getta per terra ed io la raccolgo. Devo ridargliela e lui di nuovo la rigetta. Passano altri mesi, lui inizia la cura dell’AZT. Qui in Angola non è possibile fare tutte le analisi. La coppia deve portarlo in Italia. Problemi burocratici. Li risolvono: lo adottano! Lui, malato di AIDS, lui che desidera vivere, quasi in punto di morte trova una famiglia. Voglio bene a questa coppia. Sono delle belle persone, lui riceverà a giorni il passaporto e potrà venire in Italia per continuare a lottare per la sua vita, piccolo tesserino di 3 anni. Loro lotteranno con lui sapendo che molto probabilmente questa lotta avrà il suo vincitore felice in paradiso. Non smettono però di amare. Il giudice che deve firmare i vari permessi, incredibilmente agevola tutto, non vuole neanche i soldi della tassa (qui in Angola dove si corrompe anche un catechista!!!), ce li mette lui, i tempi burocratici enormi vengono “sintetizzati”, abbreviati non rende l’idea.

Sapete perché lui è stato adottato dai miei amici (insieme con un'altra bambina in condizioni simili)? Perché nessuno lo adotterebbe.

Non aggiungo altro. Da ieri nelle mie preghiere c’è un rendimento di grazie al Signore per lui e il suo desiderio di vivere, senza parlare mi ha già insegnato molto. Per la coppia mia amica, volontari per amore, genitori naturali per amore, genitori adottivi per amore, un amore senza limiti e calcoli che accetta di soffrire. Lei ha speranze di salvarsi, ma lui, purtroppo, non molte.

Non si smette di amare, in un mondo sconvolto dall’odio, dal desiderio di selezione (solo i belli, solo i magri, solo i perfetti), un de-selezionato mi sta aiutando a ringraziare Dio per il dono dell’amore.

Chi crede li ricordi nelle sue preghiere, i nomi non sono importanti credo e Gesù li conosce molto bene. Ciao e buona vita

un dono di padre Stefano Francesco Tollu dall'Angola