Siamo ormai tutti cittadini del Mondo. Un Mondo da unire nel rispetto della vita di tutti gli uomini e delle culture di tutti i popoli della Terra.
La divisione che c’è invece produce guerra, fame, povertà, miseria, violenza, terrore e insicurezza per tutti.
Il sistema, oggi vantato, della globalizzazione dell’economia aumenta, invece di diminuire, queste divisioni, che sono diventate necessarie al sistema stesso per mantenersi nel suo potere, esasperandole sino alla guerra per i beni comuni, che invece devono essere di tutti. Così si parla di guerre future per l’acqua, così come si parla ancora di guerre per il petrolio.
I grandi della Terra, che si erano posti gli obiettivi del Millennio, ci stanno rinunciando per pochezza della politica.
Di quest’incapacità della politica dobbiamo tutti drammaticamente prendere coscienza, assumendoci la responsabilità di produrre il cambiamento necessario dal basso, dall’autosviluppo che vuole socialità ed economia insieme, allora in una radicalità di visione politica non più basata sui rapporti di forza, ma di vera collaborazione tra i popoli, sino alla riconciliazione dei conflitti creati.
Lo stesso squilibrio della Natura, oggi coinvolta nel male fatto all’Uomo, vuole un cambiamento radicale dei nostri comportamenti. Una crisi di civiltà che dobbiamo affrontare.
Il Sud del Mondo, che resiste nella sua capacità di autosviluppo alla devastazione portata dall’Occidente, può darci una mano nella risalita della china e nell’affrontare e volere fino in fondo il cambiamento. Dobbiamo, però, creare un vero atteggiamento di comunione e di fraternità tra il Nord e il Sud del Mondo, basandoci sui valori che ciascuna cultura può apportare a questa lotta comune.
Così, la cooperazione decentrata con cui i problemi del Sud sono visti da noi Occidente come nostri problemi per aiutarli nel loro vero autosviluppo, produrrà anche al nord questa capacità di cambiare il sistema, che ci uccide.
Le nuove generazioni del Nord e del Sud, nello scambio fraterno, di solidarietà e di comune visione politica, ne devono essere rese capaci. Solo esse affermano e sognano che un altro Mondo è possibile.
Il continente su cui poggiamo e dobbiamo misurare lo sforzo di questa nuova politica è l’Africa.
L’Africa che è il cuore malato dell’Europa, lo specchio della crisi profonda del nostro agire; l’Africa dove i mali estremi sono presenti, ma dove c’è anche tanta forza di resistenza. L’Africa è in pista, l’Africa è in piedi. Agiamo, allora, tutti nella responsabilità di unirci all’Africa, ai suoi problemi, perché anche l’Africa con i suoi valori ci aiuti a cambiare il Mondo.
Gli Enti locali, dove il cittadino fa e può fare la Politica dal basso, dal proprio stile di vita, si facciano capaci di ciò per dare ai propri cittadini, a cominciare dalle scuole, la coscienza dell’urgenza di questo cambiamento. Gli Immigrati accolti dagli Enti locali siano responsabilizzati con noi in tale impegno
Don Franco Monterubbianesi
Associazione Internazionale Noi Ragazzi del Mondo.